Trasformazioni
Questi scritti sono il risultato, il frutto del lavoro di un gruppo di persone che convivono e si incontrano nello spazio di una Comunità Terapeutica.
La nostra comunità terapeutica ovvero la comunità fatta di noi, dalle trame delle vite vissute in uno spazio ed in un tempo che è solo di quel posto là, è una delle possibilità lungo un percorso di trasformazione da una vita vissuta all’insegna del malessere ad una che racchiuda anche vere esperienze di gioia.
La comunità, lungo tale percorso, per merito del pensiero a cui si ispira, è (può essere) per sé un’esperienza di cambiamento esistenziale, di trasformazione del significato intorno ai vissuti sugli eventi interni ed esterni di una persona.
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di R. V.
Sono trascorsi due mesi e mezzo circa da quando ho fatto il mio ingresso in questa comunità terapeutica e, per questo, è facile al lettore comprendere i miei dubbi e le mie incertezze.
A volte sono assalito dalla paura nei confronti del domani, del mio futuro… le mie paure: paura della solitudine, della malattia che mi è compagna, tra alti e bassi, da dodici anni, difficoltà a pensarmi autonomo ed indipendente, in poche parole ad essere arbitro delle mie scelte e del mio destino.
Quando manifesto questa mia ansia gli operatori mi fanno presente che il futuro deve ancora costituirsi per cui sarebbe opportuno che io riuscissi ad essere nel presente… sembra facile!
Quando trovo lo spazio per accogliere questa richiesta degli operatori mi sento, in fondo, più tranquillo anche se spesso sono assalito dalla nostalgia per la mia casa, il mio spazio vitale, le mie cose, i miei affetti più importanti.
In questi momenti, quelli del ritorno al dolore (nostos: ritorno, algos: dolore), divento un pochino ossessivo nei confronti degli operatori e gli racconto quasi sempre le stesse cose che sono pur sempre quelle “cose” che contengono il nucleo essenziale della mia sofferenza.
Mi piacerebbe andare all’estero per insegnare la lingua italiana (mi sono diplomato al liceo linguistico e mi ero iscritto alla facoltà di lingue), ma in fondo sarei molto felice se potessi trovare un buon lavoro, tornare al mio paese d’origine e costituire una famiglia con la persona dei miei sogni e non nego che mi piacerebbe molto viaggiare.
Certo, questi sono i miei desideri, i miei sogni ma non posso non riconoscere che oggi vivo in questo luogo della mente che è la comunità terapeutica e vorrei, questo è il grande desiderio, che questo fosse il posto dove, con il contributo di tutti, operatori e compagni di percorso, poter trasformare un dolore a volte indescrivibile in un’apertura verso la possibilità di una vita in cui entri a far parte del tutto anche la gioia.
